Come parlano di evoluzione studenti di 17 anni: tipi di errori
concettuali Ho chiesto a studenti di
17 anni di rispondere in non più di tre righe e in non più di Non riporto dati
statistici: non si tratta di una ricerca quantitativa; la prospettiva è
quella del formatore che si occupa dello sviluppo della conoscenza
scientifica dei bambini e in generale dei non esperti. Intendo sottoporre
all’attenzione degli insegnanti e di coloro che fanno comunicazione
scientifica il problema che sollevano le risposte che seguono, che sono
condivise in forme simili da almeno la metà dei ragazzi interpellati (due
classi di liceo a orientamento bio-sanitario, che
quindi hanno studiato l’evoluzione). Sono convinto che chiunque possa
ottenere risposte simili in qualsiasi scuola e che siano risposte
significative in merito alla conoscenza dell’evoluzione in Italia oggi. Le circostanze della
produzione di queste risposte fanno parte di una tecnica formativa; i limiti
stringenti di tempo e spazio imposti non consentono di elaborare risposte esperte, ma favoriscono l’emergere delle
rappresentazioni culturali più diffuse e più profondamente radicate nel contesto
sociale in cui i soggetti vivono. L’evoluzione è un cambiamento fondamentale nel corso della vita. ... è un processo con il quale un organismo animale o vegetale cambia
quindi si evolve. Le evidenziature [1]
mostrano errori concettuali; in questo caso: l’evoluzione è un cambiamento delle specie viventi che si realizza attraverso
il succedersi delle generazioni; è un fenomeno di natura e di scala
completamente diversa dallo sviluppo del singolo organismo nell’arco della
sua esistenza (errore di tipo
individuo). ... rappresenta dei cambiamenti che portano una
specie a cambiare delle proprie parti o delle proprie abitudini per adattarsi meglio all’ambiente e per
riuscire a sopravvivere.
La
direzione dell’evoluzione non è necessaria né casuale, ma contingente:
l’evoluzione non è finalizzata (errore di tipo finalità). ...
rappresenta dei cambiamenti che portano una specie a cambiare delle proprie
parti o delle proprie abitudini per
adattarsi meglio all’ambiente riuscire a sopravvivere. L’adattamento è il
risultato e non lo scopo del
cambiamento (errore di tipo effetto-causa). ... rappresenta dei cambiamenti che portano una
specie a cambiare delle proprie
parti o delle proprie abitudini per adattarsi meglio all’ambiente e per
riuscire a sopravvivere. L’evoluzione non è finalizzata tanto meno in
modo intenzionale e consapevole da parte del soggetto che evolve, cioè la
specie (errore di tipo animismo). Del resto il singolo organismo, anche
qualora sia dotato di intenzionalità, è fortemente limitato nella possibilità
di cambiare se stesso. ... è il cambiamento delle specie in meglio, in un certo senso il progresso
delle specie. L’evoluzione non è
progresso né miglioramento, ma solo cambiamento (errore di tipo progresso). L’evoluzione è un cambiamento in positivo che permette di migliorare
alcune caratteristiche di un qualsiasi organismo per adattarsi
all’ambiente. (errori di tipo progresso, progresso,
individuo, finalità, e effetto -causa). Come parlano di evoluzione bambini di 8 anni: pensieri profondi Riporto ora alcune espressioni di bambini di
8 anni, che non hanno studiato l’evoluzione a scuola, raccolte nel corso di
una esperienza condotta in una classe terza primaria [2],
durante una conversazione in cui l’insegnante rispettava la condizione di non
esprimere mai proprie idee nel merito né valutazioni su quelle espresse dai
bambini. Evoluzione
e crescita sono due cose diverse, perché crescita stai nella stessa specie,
invece evoluzione da una cosa diventi un’altra Viene
individuata con molta chiarezza la distinzione di livello tra organismo
individuale e specie (non errore di tipo individuo). Potevamo
evolverci in una maniera tale che potevamo vivere nel fuoco. É
l’idea della contingenza (non errore di tipo finalità);
l’adattamento segue ed è un esito del cambiamento (non errore di tipo effetto -causa). Non è che
c’è una specie di uomo e poi è finita la vita dell’uomo: per adesso dal primo
essere vivente c’è stata la vita fino a qui, adesso possiamo diventare - che
ne so?- elettronici, robot… però quello ancora non è successo; allora per
evolversi tocca aspettare del tempo. Si
esprimono le idee di possibilità e imprevedibilità in contrapposizione allo
stereotipo culturale del “progresso” inevitabile verso l’uomo attuale (non
errore di tipo progresso). ... la
crescita è che cresci, evoluzione è che cambi di persona; muore uno e quello
che rinasce è un po’ diverso. … il
figlio è già un po’ di più evoluto. L'evoluzione
è pensata come un cambiamento che si osserva tra una generazione e la successiva
(non errore di tipo individuo). Il bagno di comunicazione sociale La comprensione
dell’evoluzione appare più corretta e profonda nei bambini di 8 anni che
negli studenti di 17. Che cosa c’è tra 8 e 17 anni? 10 anni di scuola e,
soprattutto, 10 anni in più di immersione al bagno di comunicazione sociale.
Questa immagine
(fig. 1) viene riproposta ogni volta che sulla pagina scientifica del maggior
quotidiano italiano compare un articolo a tema evoluzionistico: uno dietro
l’altro da sinistra a destra, una scimmia sulle quattro zampe, uno scimmione
bipede ma curvo e poi via via ominidi sempre più
alti ed eretti, sempre meno pelosi, sempre più somiglianti all’uomo attuale,
fino all’ultimo a destra, che è sempre rigorosamente maschio e bianco.
Stephen Jay Gould chiama marcia del
progresso questa rappresentazione che veicola l’idea che l’uomo attuale discende in modo lineare dalla scimmia attraverso antenati intermedi
(Australopiteco, Pitecantropo, uomo di Neanderthal) che sempre più e meglio
mostrano la forma verso cui fin dall’inizio tende la meravigliosa costruzione
della natura, e che naturalmente è la nostra (di noi maschi occidentali si intende). Dal
supplemento settimanale di un quotidiano a grande diffusione nazionale traggo
questa citazione: Tutti
questi travestimenti hanno lo scopo esclusivo di
assicurare la sopravvivenza agli animali che li adottano... una cavalletta modella il proprio corpo
in modo da essere scambiata per una foglia Le evidenziature
mostrano errori tipo individuo, effetto -causa e animismo. Il termine animismo si riferisce a una ricerca in
cui Jean Piaget mostra come i bambini piccoli attribuiscano
una natura simile alla propria agli altri esseri viventi (e anche agli
elementi inanimati); ma, secondo Piaget, questa è
una fase che precede e si oppone al pensare maturo tipico della scienza: … la vera
causa che il fanciullo cerca di porre a base
dei fenomeni è un’intenzione, che sarà insieme causa efficiente e ragion
d'essere dell'effetto da spiegare
[3] Il bagno di
comunicazione sociale espone i giovani ai pregiudizi (Le cose non possono
essere in altro modo che come sono [...]. Ogni cosa è fatta per lo scopo
migliore. I nostri nasi sono fatti per portare gli occhiali. Le gambe sono
chiaramente fatte per portare le brache, e noi le portiamo. Voltaire, Candide,
1759), all’azione degli idola fori (In altre parole, se tutti sanno che si
parla in conseguenza di come si pensa, forse non tutti sanno che è vero anche
l’opposto, che si pensa in conseguenza di come si parla: ecco allora che
sorge il rischio di commettere errori di pensiero derivanti da errori di
linguaggio Francis Bacon, Novum organum,
1620), alle metafore ([...] non è possibile confinare tanto facilmente le
metafore nel solo regno dell’espressione, come invece si pretende. Che lo si
voglia o no, le metafore seducono la ragione. Esse sono delle immagini
particolari e remote che diventano insensibilmente degli schemi generali. Gaston Bachelard,
La formazione dello spirito scientifico, 1938). Potremmo dunque
concludere che la responsabilità degli errori concettuali nella comprensione
dell’evoluzione è degli educatori e dei comunicatori che per “semplificare” e
“divulgare” la scienza ne deformano le idee, i concetti. E gli scienziati? Il linguaggio degli scienziati: cause effetti e scopi Nel momento in cui la
comunità scientifica comunica all’esterno non esercita più il controllo sui
suoi prodotti (idee) che hanno un loro percorso nello spazio sociale; ma
questo significa che la comunità scientifica è responsabile di ciò che comunica. Queste frasi sono tratte
dall’opera di uno scienziato: No one doubts that both
sexes of many birds have had their colours adapted for the sake of
protection; and it is possible that the females alone of some species may
have been thus modified. che tradotto in modo letterale suona così: Non c’è dubbio che entrambi i sessi di molti uccelli abbiano
avuto adattati i loro colori per amor di protezione; ed
è anche possibile che soltanto le femmine di alcune specie siano state così
modificate. (errori di tipo finalità e effetto-casusa) Tra parentesi, è significativo il
cambiamento introdotto nella traduzione adottata dall’editore italiano, che è
un primo passo nella divulgazione: molti uccelli hanno adottato i loro colori [...] alcune
specie si
sono modificate per questo stesso scopo vengono cioè introdotti ulteriori errori di
tipo animismo, finalità. Lo scienziato in
questione è nientemeno che Charles Darwin [4]:
sto dunque attribuendo degli errori a proposito di evoluzione proprio a lui?!
In realtà è proprio il pensiero di Darwin che mi permette
di identificare come errori quelli segnalati finora nella comunicazione del pensiero evoluzionistico. A proposito di progresso (errore di tipo progresso) egli scrive: ... la selezione naturale, o sopravvivenza del più adatto, non
comporta necessariamente uno sviluppo progressivo – essa si limita a trarre
vantaggio da quelle variazioni che si manifestano spontaneamente e risultano
vantaggiose per ciascun vivente nei suoi complessi rapporti con l’ambiente [5] A proposito di finalismo (errore di tipo finalità)), la rivoluzione darwiniana
ha al suo cuore proprio l’esclusione di un fine dai processi naturali: Quando uno vede i capezzoli sul petto di un uomo, non dice che
abbiano un qualche uso [...] Se si trattasse di semplice creazione, di certo
sarebbero nati senza. [6] ... nessuno può sorprendersi nel constatare l’assenza di una
causa finale dei capezzoli dell’uomo e delle ali sotto le elitre unite. [7] Un piano che regoli la variabilità degli esseri viventi e
l’azione della selezione naturale, non è più evidente di un disegno che
predisponga la direzione del vento. Tutto ciò che esiste in natura è il risultato
di leggi determinate [8] È proprio per questo naturalismo che le idee di Darwin
suscitarono tanto scandalo e ancora oggi incontrano opposizione specialmente
da parte di punti di vista religiosi. Capovolgere causa ed
effetto in un contesto scientifico appare come una enormità paradossale, ma,
nello specifico del processo storico che porta alla spiegazione di un
fenomeno, la determinazione della relazione causa-effetto è proprio il
compito della ricerca scientifica: è “normale” non conoscere questa relazione
prima della ricerca ed è normale che sia oggetto di discussione. La rivoluzione
darwiniana sta proprio nel rovesciamento di una fondamentale relazione di
causa-effetto: prima di Darwin l’adattamento è la causa, e precisamente la causa
finale, del cambiamento delle forme viventi (quello che in linguaggio
comune si indica come il fine, lo scopo, e l’idea di scopo implica un
soggetto esterno e superiore che può pensarlo e realizzarlo); per Darwin
l’adattamento è invece l’effetto
della variazione delle forme viventi (attraverso la sopravvivenza e
riproduzione differenziale di alcune forme). Il pericolo delle metafore Allora perché Darwin
commette quelli che proprio la sua teoria ha reso errori dal punto di vista scientifico? Uno dei protagonisti del
pensiero evoluzionistico, Ernst Mayr, scrive: La scelta, da parte di Darwin, della parola ‘selezione’ non fu
particolarmente fortunata. Il termine suggerisce che ci sia in natura qualche
agente che, essendo capace di prevedere il futuro, sceglie ‘il migliore’. [9] Che si tratti di un nome
dato a un processo che avviene e
non di una entità ontologica è chiarissimo nell’opera di Darwin: A questa conservazione delle variazioni favorevoli e alla
eliminazione delle variazioni nocive ho dato il nome di ‘selezione naturale’ [10]
Questo principio [...] è stato da me denominato ‘selezione naturale’ per indicare la sua analogia con la selezione operata dall’uomo [11] Nella seconda edizione de
L’origine delle specie (1860) Darwin fa un’aggiunta significativa: Si può dire, metaforicamente, che la
selezione naturale... Darwin dunque era
perfettamente consapevole che stava usando una metafora e anche dei problemi
che comporta l’uso di una metafora: Altri hanno obiettato che la parola selezione implica una scelta
cosciente da parte degli ammali che si
modificano; e si è persino arrivati a dire che, siccome i vegetali non
hanno una volontà, la selezione naturale non è applicabile ad essi!
Indubbiamente, il termine ‘selezione naturale’,
preso alla lettera, è un'improprietà; ma chi ha mai sollevato obiezioni contro i chimici perché parlano di
‘affinità elettive’ tra i vari elementi? Eppure, a stretto rigore, non si può dire che un acido scelga la base
con cui si combinerà preferenzialmente. E stato detto che io parlo della
selezione naturale come di un potere attivo
della Divinità; ma chi solleva obiezioni contro uno scrittore che dica che
l'attrazione di gravita ‘governa’
il movimento dei pianeti? Chiunque sa che cosa si intende e che cosa è
implicito in queste espressioni metaforiche; ed esse sono quasi necessarie per ragioni di brevità. Analogamente è difficile
evitare di personificare la parola Natura; ma, con ‘natura’, io intendo soltanto il complesso dell'azione e del
risultato di molte leggi naturali
e, per leggi, intendo la sequenza degli eventi, che noi possiamo osservare. Con
un po' di abitudine certe obiezioni
superficiali saranno dimenticate. [12] Se siamo d’accordo
che •
presi alla lettera, quelli di tipo individuo,
finalità, effetto-causa, animismo e progresso sono errori concettuali gravi nella
comprensione della teoria dell’evoluzione, •
per evitare l’errore è necessario essere consapevoli che si
tratta di metafora e anche di quale metafora si tratta, •
l’uso della forma metafora si apprende (l’abitudine di Darwin): i bambini piccoli non sono consapevoli
dell’uso metaforico e tendono a recepire il senso letterale dei messaggi, •
generalmente studenti di liceo di 17 anni sanno usare la forma
metafora in modo consapevole, allora dobbiamo
concludere che gli errori individuo,
finalità, effetto-causa, animismo e
progresso derivano da un mancato apprendimento, ovvero gli studenti •
non hanno la consapevolezza che si tratta di metafore •
non hanno consapevolezza della natura di quelle specifiche
metafore •
non sono mai stati esposti a un modo di esprimere quei concetti
diverso da quelle metafore Nuova teoria, vecchi
linguaggi: Tolomeo e Copernico, Lamarck e Darwin Questo spiega perché
Darwin, ben cosciente dei problemi che comporta l’uso di metafore, non sembra
troppo preoccupato, in un contesto di scienziati naturalisti, di specialisti,
che il significato letterale delle
espressioni linguistiche possa condizionare la comprensione: per scongiurare
il pericolo è sufficiente la consapevolezza che di metafore si tratta e un po’ di abitudine al loro specifico
significato. Però il caso è molto
diverso se la comunicazione è diretta non a scienziati che già sanno, bensì a
soggetti che per definizione non sanno ancora, come gli studenti o il
pubblico cui è destinata la “divulgazione”; e se, in aggiunta, non si
esplicita mai che di metafora si tratta, né qual è il significato metaforico,
cioè se il significato è comunicato esclusivamente
in quella forma metaforica. Il risultato è che dopo qualche generazione, gli
stessi soggetti della comunicazione non saranno consapevoli della metaforicità e ripeteranno, ad esempio, che l’adattamento
è lo scopo della variazione. E non
serve dire che però non lo pensano davvero:
a parte che questo non è verificabile (io penso che il caso degli scienziati
sia diverso da quello dei giornalisti), la cultura passa attraverso la comunicazione
sociale e non la telepatia. Darwin non faceva di
mestiere l’insegnante, noi sì; perciò è nostra la responsabilità di interrompere
la catena che perpetua gli errori attraverso le generazioni. In tutte le scuole
italiane si è convinti, perché così dicono i libri di testo, che Lamarck e Darwin, esattamente come Tolomeo e Copernico,
sono contrapposti nel sostegno di un’idea vecchia e sbagliata da una parte e
nuova e giusta dall’altra. La situazione è doppiamente paradossale: da una
parte perché si ignora che Darwin, non conoscendo la genetica mendeliana, era
convinto quanto Lamarck della ereditarietà dei
caratteri acquisiti; dall’altra perché si spiega l’idea “giusta” di Darwin
con un linguaggio lamarckiano: ... le
pinne ventrali dei pesci che 300 milioni di anni fa si
avventurarono nell’ambiente subaereo, si trasformarono in quattro
robuste zampe. (da un libro di testo
per la scuola secondaria inferiore italiana: errore di tipo individuo e animismo). Come
saggiamente dice uno dei bambini di 8 anni: È vero, maestra, non è
un’evoluzione: non è che a un anno ti chiami Andrea e a 4 anni Francesco, a
6…, ovvero la crescita è l’unico cambiamento che possiamo percepire negli organismi, ma riguarda
l’organismo singolo, quindi non può essere un modello dell’evoluzione. Anche dire che il sole tramonta in realtà è usare una
metafora tolemaica, pur dichiarando, con una certa arroganza, di avere,
grazie al progresso della scienza, superato l’ “ingenuo” errore tolemaico. A
ben vedere però il sole continua effettivamente a tramontare per chi lo
osserva dalla Terra, punto di vista e sistema di riferimento assolutamente legittimo.
Possiamo così risparmiare, senza commettere errori scientifici, la complicata
traduzione copernicana del tramonto del
sole. Ma quale vantaggio c’è
nell’usare un linguaggio lamarckiano, che la
scienza ha ormai falsificato, per descrivere fenomeni darwiniani? Ho provato a riscrivere
con un linguaggio più adeguato alla teoria darwiniana alcune delle espressioni
già citate. ... le pinne ventrali
dei pesci che 300 milioni di anni fa si
avventurarono nell’ambiente subaereo si trasformarono in quattro
robuste zampe. ... 300 milioni di anni
fa la forma delle pinne ventrali di pesci in grado di vivere anche
nell’ambiente subaereo, cambiò, attraverso generazioni e generazioni, fino a
diventare quella di robuste zampe Questo primo tentativo
ha comportato un aumento del numero di parole di circa 1/2 (da Tutti questi travestimenti
hanno lo scopo esclusivo di assicurare la sopravvivenza agli animali
che li adottano... una
cavalletta modella il proprio corpo
in modo da essere scambiata per una foglia. Tutte queste
caratteristiche mimetiche assicurano la sopravvivenza agli animali che le hanno... una cavalletta, grazie a cambiamenti
avvenuti attraverso innumerevoli generazioni della propria specie, può essere
scambiata per una foglia. 30 parole per entrambe:
sono riuscito a pareggiare! … è un cambiamento in positivo
che permette di migliorare alcune caratteristiche di un qualsiasi
organismo per adattarsi all’ambiente. … è un cambiamento di alcune
caratteristiche che ha come effetto che una specie si adatti meglio
all’ambiente. Meno parole (18 contro
19)! Il successo mi spinge a cimentarmi addirittura nel tentativo di correggere
la scrittura di Darwin (sulla base della sua teoria e delle sue indicazioni):
Non c’è dubbio che maschi e femmine di molti uccelli abbiano adottato i loro colori per proteggersi; ed è anche possibile che soltanto le femmine di alcune
specie si siano modificate per questo stesso scopo. Non c’è dubbio che i colori di maschi e femmine di molti uccelli
abbiano l’effetto di proteggerli; è anche possibile che modificazioni con
tale effetto si siano verificate soltanto nelle femmine di alcune specie. 36 parole: pareggio! Insegnanti e divulgatori
dunque non hanno neppure l’alibi del risparmio di parole, che già di per sé
comporta il rischio di impoverimento, deformazione, se non di sostanziale
sconvolgimento del contenuto scientifico. [13] Per riformulare le
espressioni errate ci ho messo qualche minuto e una certa dose di risorse mentali:
se mi capiterà di doverle usare in una comunicazione orale, dovrò: •
tenere vigile la mia attenzione per accorgermi che le vecchie
formulazioni si presentano spontaneamente (per abitudine culturale) alla mia
mente •
richiamare alla mente le nuove formulazioni più corrette oppure,
in caso di formulazioni non ancora archiviate, costruirle al momento a
partire da alcuni schemi ricorrenti. Quando parlo
di “schemi” mi riferisco alle strutture semantiche della lingua; ad esempio a
quelle che esprimono l’effetto
invece che lo scopo o l’intenzione: … la selezione naturale
tenderà a modificare tutti gli individui di una specie... [14] … effetto della
selezione naturale sarà il modificarsi di tutti gli individui di una specie variante... (Il numero
di parole passa da Altra struttura: un
verbo in forma attiva o la sua nominalizzazione significano l’azione di un soggetto
agente che la mente non può fare a meno di immaginare. Ad esempio
“selezionare” e “selezione” sono predicati che implicano a livello semantico
un soggetto che opera la selezione e un oggetto su cui viene operata [15].
Se, come Darwin dichiara, si vuole descrivere un processo che avviene per effetto di leggi naturali e non
evocare l’azione di un agente più o meno divino, è preferibile usare verbi
che non implicano un agente esterno, oppure le loro nominalizzazioni (“sopravvivenza
del più adatto” è la formulazione che suggerisce lo stesso Darwin). Oppure,
in subordine si può esplicitare che di processo di tratta: non “la selezione naturale”, bensì “il processo di selezione naturale”. Un’altra
struttura semantica che può essere modificata: il soggetto di un’azione è
sostituito da un argomento causale: non “la selezione naturale fa…” ma
“per selezione naturale accade…” La
selezione naturale modificherà la struttura del figlio in rapporto al
genitore o del genitore in rapporto al figlio. [16] Per (il processo di)
selezione naturale si modificherà la struttura del figlio in rapporto al
genitore o del genitore in rapporto al figlio. (Il numero
di parole passa da Nel mio comunicare a chi
non sa ancora, sarà sufficiente lo sforzo di attenzione e la messa in azione
di questo dispositivo linguistico per le prime 4 o 5 volte perché le nuove
formulazioni diventino abituali. Insomma il cattivo uso
del linguaggio da parte di insegnanti e comunicatori scientifici risponde
solo a cattiva abitudine. Cambiarla richiede solo un po’ di abitudine nuova. Non
ne vale forse la pena se in gioco c’è la sopravvivenza della teoria
dell’evoluzione che alle loro parole è affidata? |
[1] Le evidenziature
in tutto l’articolo sono dell’autore.
[2] Marcello Sala, Evoluzione a scuola, Change, Torino 2007.
[3] Jean Piaget
(1926), La rappresentazione del mondo nel
fanciullo, Boringhieri, Torino 1966.
[4] Charles Darwin (1871), L’origine dell’uomo e la selezione sessuale,
Newton Cmpton, Roma 2006.
[5] Charles Darwin (1872), L’origine delle specie, VI
edizione, Newton Compton, Roma 2005.
[6] Charles Darwin (1937), Taccuino B, in: Temo
Pievani (a cura di), Charles Darwin
Taccuini, Laterza, Roma-Bari 2008.
[7] Charles Darwin
(1938), Taccuino E, ibidem.
[8] Charles Darwin (1958), Autobiografia 1809-1882, Einaudi 2006.
[9] Mayr
E. (1991), Un lungo ragionamento,
Bollati Boringhieri. Torino 1994.
[10] Charles Darwin (1872), L’origine delle specie, VI
edizione, Newton Compton, Roma 2005.
[11] Charles Darwin (1859), L’origine delle specie, I edizione,
Newton Compton, Roma 2005.
[12] Charles Darwin (1872), L’origine delle specie, VI
edizione, Newton Compton, Roma 2005.
[13] é infatti evidente, anche se ne
accettiamo l’esigenza, che “semplificare” richiede più parole e non meno: se ritengo che “speciazione allopatrica” (2 parole) sia un concetto troppo complesso
per il mio interlocutore non esperto, per “spiegarglielo” (etimologicamente:
svolgere da una condizione di inviluppo) dovrò usare molte parole attingendo a
un lessico più quotidiano, magari dovrò ricorrere ad analogie, magari dovrò
fare esempi (quante parole: 500? 1000?).
[14] Charles Darwin (1859), L’origine delle specie, I edizione,
Newton Compton, Roma 2005.
[15] Il modello grammaticale cui qui si fa
riferimento si trova in: Parisi D.
– Antinucci
F., Elementi di grammatica, Boringhieri Torino 1973.
[16] Charles Darwin (1859),
L’origine delle specie, II edizione.