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Marcello Sala - conversazioni in classe: registrazioni e
commenti 1^ A 2001-2002 II Circolo
Didattico Senago (MI) ‑ Insegnante: M. Grazia Lazzarini I GERMOGLI In aula 1 INS. ‑ Cosa possiamo fare con i semi delle lenticchie
germogliati nei vasi? 2 NICHOLAS ‑ Le diamo alla mensa che ce le cuoce. 3 DENNYS ‑ Le possiamo dare alla mensa come ha detto Nicholas.
Le possiamo mettere per esempio... nella pasta per fare pasta e lenticchie. 4 INS. ‑ Chi ha qualche altra idea? 5 NICHOLAS ‑ Le portiamo a casa e dopo le cuociamo e le
portiamo qua così ce le mangiamo! 6 DENNYS ‑ Sì, così. 7 ANTONIETTA ‑ Dopo diventano fredde! 8 FEDERICO ‑ Poi diventano fredde. 9 TERESA ‑ Le facciamo crescere! c'è confusione 10 TERESA ‑ Le portiamo a casa, le facciamo crescere e le
riportiamo a scuola. 11 INS. ‑ Chi ha un'altra idea? Cosa possiamo fare con i
semi delle lenticchie germogliati nei vasi? 12 GIANNI ‑ Tu hai un'idea? 13 INS. ‑ lo un'idea ce l'ho però prima voglio sentire la
vostra. 14 GIOVANNI ‑ E dilla! E dilla! 15 ANDREA – [Alza la mano ma poi non dice nulla] 16 INS. ‑ Ci stai pensando Andrea? Intanto che ci pensi.... 17 LUIGI – [che aveva alzato la mano] Non mi ricordo
più! 18 INS. – Pensaci anche tu come sta facendo Andrea! 19 NICHOLAS ‑ Facciamo che le portiamo a casa… di darle
tanta acqua dopo crescono tanto, le facciamo... le lenticchie le tagliamo, le
tagliamo, le diamo alla mensa e le portiamo a casa e dopo ce le mangiamo. 20 ALESSIA ‑ Li portiamo a casa. 21 NICHOLAS ‑ Già detto. 22 INS. ‑ Aspetta, lascia terminare Alessia! 23 VITO – è vero:
forse ha un'altra idea. 24 ALESSIA ‑ Le portiamo a casa poi le sciacquiamo un
po', poi le rimettiamo dentro perché io a casa ci ho dei vasetti, metto
dentro i vasetti poi li portiamo a ca... a scuola. 25 INS. ‑ Ma voi avete visto bene, avete visto bene i germogli?
26 TUTTI INSIEME ‑ Sììì... 27 ANDREA ‑ [Parla a bassa voce] 28 INS. - Devi alzare un pochino la voce! 29 ANDREA ‑ Li portiamo a casa e poi gli cambiamo la
terra e poi le mettiamo dentro e poi le bagniamo e le riportiamo a scuola. 30 DENNYS – Allora [gesticolando]
facciamo una buca fuori in giardino col bastone, togliamo tutta la terra, la
prendiamo e la mettiamo fuori. c'è confusione. 31 INS. ‑
Aspetta un attimo! Bambini, alzate le manine, così almeno io posso darvi la
parola altrimenti poi non capiamo le proposte: giusto? 32 DENNYS ‑
Poi andiamo fuori e le bagniamo da fuori che anche c'è il sole. 33 TERESA ‑ E quando piove? 34 DENNYS ‑
Loro si bagnano da sole. 35 SIMONE ‑ Facciamo tantissime buche e mettiamo dentro...
36 NICHOLAS ‑ Facciamo un terreno, dopo prendiamo delle
cose di ferro, le mettiamo così [gesticolando], dopo prendiamo la
raccolta di carta, le copriamo e così le proteggiamo e le teniamo. 37 INS. ‑
E perché dobbiamo proteggerle secondo te, Nicholas? 38 NICHOLAS ‑ Dal vento se no le porta via. 39 STEFANO ‑ Ma se sono sott...
sotterrate, come... come fanno a volare? 40 VITO ‑ Erano leggere! 41 INS. ‑
Qualcun altro ha delle altre proposte? 42 GIOVANNI ‑ No, non puoi dire la tua prima? 43 NICHOLAS ‑ Facciamo… prendiamo della terra, gliela cambiamo,
dopo prendiamo della terra dal giardino, gliela rimettiamo e dopo gliela cambiamo
di nuovo e la poniamo e prendiamo tutti i rametti e dopo ci mettiamo altri
semini: spuntano ancora più tanti. 44 GIOVANNI ‑ Là non possiamo perché... perché ci sono le
seconde, ci dobbiamo mettere d'accordo! 45 MARCO ‑ Le possiamo piantare... sai dove ci sono le
scalette che entriamo al mattino? 46 INS. – Sì. 47 MARCO ‑ Eh, là vicino alle... alle piante delle… delle
cipolle. 48 SIMONE – Ah, è vero! 49 DENNYS ‑
Allora noi ce le facciamo delle piantine un'altra qua come delle seconde e
invece siamo lì. 50 TERESA ‑ Ma non nel cerchio! 51 DENNYS ‑
Togliamo l'erba, ingrandiamo un po' e la facciamo una montagna così [gesticolando]
e poi le mettiamo... 52 NICHOLAS ‑ Non possiamo perché se no loro veng... i… i bambini vengono e non le vedono e le calpestano. 53 MARCO ‑ Ma noi non gliele facciamo le righe. 54 FEDERICO ‑ Le mettiamo dietro quell'albero! 55 STEFANO ‑ Se le piantiamo lì vicino e poi li mettiamo...
li mettiamo un telo come quelli là [indicando l'esterno] non li calpestano.
56 INS. ‑ Ma perché li dobbiamo mettere fuori, secondo voi? 57 GIOVANNI ‑ Perché è più meglio! Perché è più meglio! 58 STEFANO ‑ Perché vivono di più. 59 NICHOLAS ‑ Perché prendono tanta aria e tanta acqua
quando piove e diventano ancora più grandi. 60 MARCO ‑ Perché poi lì [indicando l'esterno] sono…
sono all'aperto. 61 GIOVANNI ‑ Ma là c'è pure il sole, lo può... lo può
scaldare un po'. 62 TERESA ‑ E d'inverno? 63 DENNYS ‑
Perché vedi: non hanno neanche più spazio di vivere e possono mangiare e bere
quando vogliono. 64 MARCO ‑ Lì sono all'… all'ombra e allora non hanno la
luce perché c'è la legna davanti [è la siepe]. 65 TERESA ‑ E la neve? Con la neve si coprono. 66 GIOVANNI ‑ Sì, ma non è più inverno! 67 RICCARDO ‑ Li copriamo come le seconde, quando c'è la
neve. 68 TERESA – Eh, si deve! 69 NICHOLAS ‑ Dopo li mettiamo un po' sottoterra anche le
piante, dopo prendiamo il telo e le copriamo bene. 70 CIRO ‑ Possiamo mettere i cartellini come fanno le
seconde! È un esempio che ci dice
come i bambini piccoli vivano le esperienze in modo globale. I percorsi di
conoscenza con le loro delimitazioni disciplinari sono un portato della
cultura scolastica. Ma quando i bambini
sono liberi di esprimersi sulle loro esperienze ci danno indizi preziosi sul
loro mondo cognitivo, che non è diverso da quello della quotidianità (1-8), in cui non solo sono sempre presenti ma vengono
continuamente espressi gli elementi relazionali e affettivi (44, 52, 55). Nella conversazione
tuttavia sono anche sparsi elementi che potrebbero essere contestualizzati in
un discorso “scientifico”, intendendo con questo un discorso orientato a
descrivere e spiegare fenomeni (il “come” e il “perché” di ciò che accade). La prima mossa del
discorso scientifico è quella di delimitare nel flusso di ciò che accade un
“oggetto”, di far emergere una figura dallo “sfondo” continuo delle
percezioni. Il primo passo è dunque
quello di identificare il “fenomeno” attorno al quale co-costruire
conoscenza. E qui potrebbe essere d’aiuto un intervento di “contenimento
cognitivo” dell’insegnante. La conoscenza per i bambini passa
sempre attraverso le proprie azioni e quindi il registro comunicativo primario
è quello della narrazione. Ma la narrazione, avendo come struttura portante
lo scorrere del tempo, può anche dispiegarsi verso il futuro come
progettazione (5, 10, 19, 24, 29, 30, 36, 43). La previsione sta nella dimensione
delle possibilità e quindi apre alla logica condizionale del “se… allora”
(52, 55). E questa maggiore
libertà di esercizio del pensiero comincia a comparire anche la causalità:
basta un innesco da parte dell’insegnante e compaiono i “perché” (56-64). E questo allarga e
approfondisce anche la progettazione (65-70) in un
processo ad elica. |